Il progetto
L’approdo dei cavi marini è previsto in provincia della Spezia, con due ipotesi localizzative attualmente allo studio: una nell’area di Marinella di Sarzana e una nel porto della Spezia, quest’ultima considerata in relazione agli scenari che prevedono la localizzazione della stazione di conversione nelle aree industriali retroportuali della città, in particolare nell’area dell’ex centrale termoelettrica Enel. La soluzione di approdo nel porto risulta infatti strettamente connessa a tale ipotesi localizzativa, mentre per le altre localizzazioni della stazione di conversione l’approdo nell’area di Sarzana rappresenta la soluzione più coerente sotto il profilo del tracciato terrestre dei cavi.
A seguito del percorso di Progettazione partecipata con i territori coinvolti, sono emerse ulteriori ipotesi di localizzazione della stazione di conversione nelle aree industriali di Santo Stefano di Magra e Arcola, attualmente considerate prioritarie. Tali ipotesi, in fase di studio, renderebbero pertanto coerente l’approdo dei cavi nell’area di Sarzana.
La scelta definitiva sarà effettuata a seguito della Consultazione pubblica, della progettazione di dettaglio e di studi marini, finalizzati a verificare lo stato dei fondali e a ridurre al minimo le interferenze ambientali. L’approdo sarà realizzato mediante tecniche a basso impatto, come la TOC – Trivellazione orizzontale controllata, evitando scavi a cielo aperto e interferenze sulla duna e sulla spiaggia.
La Stazione di Conversione ha il compito di trasformare la corrente continua in corrente alternata, così da poter essere immessa nella Rete di Trasmissione Nazionale (RTN). La stazione sarà l’unica infrastruttura visibile sul territorio.
Sebbene la sua localizzazione sia in via di definizione, le ipotesi iniziali di Zhero nei territori comunali di Sarzana e La Spezia hanno assunto un carattere meno prioritario, alla luce di nuove opzioni ritenute più coerenti con il territorio, emerse dal confronto con le amministrazioni nell’ambito del percorso di Progettazione partecipata.
A seguito del percorso di Progettazione partecipata, sono emerse nuove ipotesi localizzative per la stazione di conversione, entrambe in aree industriali da riqualificare:
- un’ipotesi nell’area dell’Arcola Petrolifera, nel comune di Arcola
- un’ipotesi nell’area dell’ex Ceramiche Vaccari, nel comune di Santo Stefano di Magra
Tali alternative risultano coerenti con gli strumenti urbanistici vigenti e compatibili con il contesto paesaggistico, oltre che con gli indirizzi emersi dal confronto con il territorio per la riqualificazione delle aree interessate. Le soluzioni sono attualmente oggetto di approfondimento da parte di Zhero.
L’elettrodo marino è un dispositivo fondamentale per la sicurezza e l’affidabilità dell’interconnessione HVDC, che può entrare in funzione in caso di guasti o manutenzioni. Si tratta di una struttura metallica interrata, che sarà posizionata in mare aperto a circa 7-8 km dalla costa spezzina, tra i 35 e i 50 metri di profondità. L’approdo dei cavi di elettrodo sarà definito in coerenza con la soluzione di approdo dei cavi marini, attualmente individuata nell’area di Sarzana o nel porto della Spezia. La localizzazione sarà definita a seguito del processo di Consultazione pubblica e di studi marini, al fine di minimizzare le interferenze sull’ecosistema marino e costiero.
Il parco di produzione di energia rinnovabile nel deserto algerino sarà composto da impianti fotovoltaici ed eolici per una capacità complessiva di almeno 5 GW e una produzione stimata di 18,2 TWh l’anno di energia verde certificata. L’area di interesse per lo sviluppo del progetto e la successiva definizione della localizzazione sarà oggetto di confronto e dialogo con le autorità algerine.
Per poter essere trasportata su lunghe distanze, l’energia prodotta dovrà essere trasformata da corrente alternata, in corrente continua: la tecnologia più sicura ed efficace per attraversare il Mar Mediterraneo, in quanto in grado di limitare perdite e dispersioni. A tal fine, sarà necessaria una stazione di conversione, a pochi chilometri dalla costa, dove l’energia si immetterà per continuare il suo percorso verso l’Italia. La localizzazione della stazione è in fase di studio e sarà oggetto di approfondimenti da parte delle autorità tunisine.
Il tracciato in Italia
In Italia, le proposte progettuali individuano come zone di interesse i comuni limitrofi alla stazione elettrica di Terna della Spezia, indicata dal gestore della Rete di Trasmissione Nazionale come punto di connessione. Una scelta motivata dalla capacità del nodo spezzino di ospitare la potenza dell’interconnessione, dalla sua posizione rispetto ai principali centri di consumo energetico e dalla necessità di evitare il sovraccarico delle reti del centro-sud del Paese, già congestionate per la concentrazione in quelle aree di impianti di produzione di energia rinnovabile.
Il tracciato italiano dell’infrastruttura, in via di condivisione e definizione con i territori interessati, prevede un punto di approdo che sarà individuato lungo la costa spezzina, cavi interrati lungo la viabilità esistente per raggiungere una nuova stazione di conversione, un elettrodo marino funzionale alla sicurezza e all’affidabilità dell’interconnessione.
Le prime ipotesi localizzative di approdo dei cavi marini, di stazione di conversione e di elettrodo, oltre ad esser state oggetto di analisi preliminari che hanno escluso la presenza di vincoli paesaggistici, archeologici e idrogeologici rilevanti, sono state preliminarmente esaminate da enti e istituzioni nazionali, regionali e locali competenti; e successivamente integrate con nuove localizzazioni a seguito di un percorso di Progettazione partecipata. Tali localizzazioni saranno oggetto di Consultazione Pubblica, lo strumento formale di partecipazione cittadina previsto dalla normativa vigente come parte del processo autorizzativo presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
Per maggiori informazioni sulle ipotesi localizzative, consultare la mappa interattiva o la Sintesi non tecnica.
Il tracciato marino
Dalla costa fino al raggiungimento di circa 1000 metri, i cavi sottomarini saranno posati sotto il fondale con una profondità di interramento variabile in funzione delle condizioni geologiche e ambientali, al fine di conciliare la protezione da possibili interferenze antropiche con le attività di pesca consentite. Oltre i 1000 metri, dove la pesca a strascico e l’ancoraggio risultano trascurabili, i cavi saranno semplicemente adagiati sul fondale marino, senza necessità di interramento.
Per assicurare la minore incidenza sull’ecosistema marino, saranno utilizzate tecniche come il jetting, per fondali sabbiosi, e il trenching meccanico o rock dumping per fondali rocciosi o irregolari. In corrispondenza degli approdi, invece, il collegamento tra cavi marini e terrestri sarà eseguito tramite TOC – Trivellazione Orizzontale Controllata, una tecnica che evita scavi a cielo aperto, sia in mare sia sulla costa.
I cavi saranno realizzati con materiali isolanti avanzati come carta impregnata o polietilene reticolato (XLPE), selezionati in funzione delle caratteristiche dei diversi tratti per rispondere alle esigenze di sicurezza, affidabilità e compatibilità ambientale. L’infrastruttura è stata progettata per una vita operativa di almeno quarant’anni; lo sviluppo dell’interconnessione potrà essere articolato in fasi progressive, con una prima fase di capacità installata e successivi incrementi fino alla capacità prevista di 2 GW.
Il tracciato in Algeria
Il progetto prevede la realizzazione di un sistema integrato di generazione rinnovabile in aree desertiche dell’Algeria, caratterizzate da elevate risorse solari ed eoliche.
La configurazione combina produzione fotovoltaica, eolica e sistemi di accumulo (BESS), per una capacità complessiva di almeno 5 GW, con l’obiettivo di massimizzare la complementarità tra le diverse fonti e garantire un profilo di generazione stabile.
Da questi parchi, l’energia rinnovabile certificata sarà trasportata fino alla costa algerina attraverso apposite linee elettriche di connessione, realizzate da Zhero in stretta collaborazione con enti di competenza locali, prevedendo inoltre punti di distribuzione lungo il percorso per consentire l’immissione nella rete locale. Dalla costa, proseguirà il suo percorso nel Mar Mediterraneo tramite cavi sottomarini in corrente continua (HVDC), minimizzando le perdite per il trasporto su lunghe distanze.
Anche per merito dell’integrazione di sistemi di accumulo BESS, l’impianto garantirà un profilo di generazione “semi-baseload”, una soluzione rinnovabile difficilmente replicabile in Italia, o in Europa, che consentirà la decarbonizzazione del settore elettrico anche nelle ore “hard-to-abate”. Come per l’interconnessione, anche la realizzazione del parco di produzione rinnovabile potrà essere sviluppata per fasi, con la progressiva entrata in esercizio della capacità prevista.
Le tappe
Le tappe indicate sono stime preliminari che potranno subire variazioni in relazione all’avanzamento dell’iter autorizzativo.